Veronelli

Veronelli Bar Dalla Iole Ristorante“Rimini? Rimini è dalla  Jole”

Cartolina da una riviera autentica e sempre di stagione

di Filippo Polidori

I sacriféizi

Se mè ò studié / l’è stè par la mi ma, / ch’la fa una cròusa invéci de su nòm // s’a cnòss tòtt al zità / ch’u i è in chèva e’ mònd, / l’è stè par la mi ma, ch’la n’à viazè. // E ir a l’ò purtèda t’un cafè / a fè du pas, ch’la n’vàid béla piò lòmm./ Mitéiv didsdài. Csa vléiv! Vléiv un bignè?

I sacrifici

Se ho potuto studiare / lo devo a mia madre / che firma con una croce.// Se conosco tutte le città / che stanno in capo al mondo / è stato per mia madre, che non ha mai viaggiato. // Ieri l’ho portata in un caffè / a far due passi / perché quasi non ci vede più niente / – Sedetevi qua. Cosa volete? Un bigné? Tonino Guerra

Dalla Jole… Me lo immagino così il caffè dove il grande Tonino Guerra portò sua madre a prendersi un bignè… Di Tonino amo la genialità e la semplicità dello scrivere, riesce sempre ad emozionarmi. Chi ha la fortuna di conoscere bene la Romagna, attraverso i suoi scritti la sente, invece chi non la conosce la vede, ne scopre lo spirito autentico.

Rimini, 28 Giugno 2004

Veronelli Bar Dalla Iole RistoranteE’ un po’ che volevo scrivere un pezzuolo sulla Riviera romagnola. Abito in quella parte delle Marche il Montefeltro – che si affaccia sulle colline romagnole, e nella colorata, rumorosa Riviera ci ho passato e ci passo gran parte della mia vita. Chi conosce questi luoghi – che sfornano, divorando alla velocità della luce, mode, tendenze, anche dal punto della ristorazione – sa della difficoltà a raccontarli. Salvo qualche realtà, qui tutto cambia con il passare delle stagioni, per la felicità di architetti e designers. Per questo all’inizio ero un po’ in crisi, volevo raccontarvi di un qualcosa che non fosse scontato e modaiolo.

In mio aiuto è venuto un grande amico, che è anche vinoamatore, grande in tutti i sensi, in primis per la sua imponente stazza, poi per la capacità di scegliere e volere il meglio della vita. L’amico è Valerio Carigi, noto chirurgo ma come dice lui: “Medico per hobby, vinoamatore per professione”. Valerio é una delle poche persone con le quali condivido la passione vera per vini e cibi, passione che non conosce compromessi, non a caso l’ho voluto, quasi costringendolo, responsabile per la Romagna del Enoclub 2000 (club non a scopo di lucro del quale sono presidente, che ad oggi conta ben 4.500 soci: nessun tipo di quota associativa, aperto alle persone che amano vino e cibo, senza la pretesa di insegnare nulla a nessuno con i desiderio di fare informazione su qualità e cognizione del gusto).

Con Valerio abbiamo visitato locali, ipotizzato quali di questi potessero raccontare Rimini, la sua Riviera, in quali di questi si sarebbe fermato Fellini, o lo schivo Tonino Guerra… dopo tanti bicchieri il grande Valerio (da poco tornato da Cuba, si, i vizi li ha proprio tutti!) con in bocca un sigaro cubano mi carica sul suo scooter e mi dice: “Vuoi un locale caratteristico, senza mezze misure, il locale dei Riminesi? Andiamo tieniti!”

Usciamo dal centro della città, dove ci sono pure locali molto interessanti, sia dal punto di vista estetico che per la qualità. In particolare ricordo due Wine bar entrambi in piazza Cavour, l’Enoteca Spazi e inaugurato da pochissimo, l’Istintonoagua.

Dopo pochi minuti eccomi al porto di Rimini, dove padroneggiano quasi esclusivamente barche di pescatori. L’odore del pesce è ancora pungente, nonostante sia già da molte ore sbarcato e consegnato ai commercianti. E’ proprio sul porto il locale di cui mi parlava Valerio, è il Bar della Jole. Il locale alla prima impressione può disorientare ma ho troppa fiducia di Valerio, quindi mi siedo. La struttura è quella di un classico vecchio bar “stagionale” (ma chiude solo da novembre a gennaio e, forse, da quest’anno neppure in questi mesi), nel retro è stato da poco risistemato con l’intenzione, in parte riuscita, di renderlo più accogliente. Ci sediamo, mentre si susseguono varie tipologie di clienti: pescatori con i loro immancabili stivali di gomma, marinai con le loro bianche uniformi, avvocati, ragazzi, tutti dalla Jole a godersi il tramonto ormai prossimo.

Ci arrivano due calici di vino bianco, un “Les Cretes cuvée bois”, noto con un po’ di stupore l’ottima qualità dei bicchieri e poco dopo, in abbinamento, due capesante e un tegamino.

Peccato che attraverso la scrittura non sia possibile trasmettervi i profumi e i sapori di queste meraviglie.

Una gentile ragazza, con fare garbato, ci spiega i piatti. Il vino è ottimo, servito alla giusta temperatura, si sposa in maniera eccelsa con il cibo. Come per magia il Bar dalla Jole mostra il suo fascino ai miei occhi, in principio critici, si trasforma in un ambiente dove si respira tradizione, storia e passione per il lavoro. Dalla Jole ritrovo stesso fascino dei bar del molo di Mondello, in Sicilia.

Sono entusiasta della scoperta e chiedo di poter conoscere meglio questa realtà. Quello che segue è frutto della chiacchierata fatta durante la cena in compagnia di Valerio, Giorgia, Maurizio e del titolare, figlio della Jole, Stefano Fiorani (per gli amici “Pilone” dal film “Porkys”: nessuno prima di lui mi aveva detto con tanto orgoglio il proprio soprannome, ma lo capisco, forse provando anche un po’ d’invidia, avendo visto il film).

Il bar venne comprato nel 1977, e si trova a Rimini in via Destra del porto, numero civico 2B. Da quindici anni, il Pilone è gestore del Bar; la presenza della Jole è diminuita ma ancora fondamentale, la si può incontrare soprattutto al mattino per le colazioni. Cosa forse impensabile per il luogo, le colazioni sono la parte più importante dell’attività, i numeri ne danno la conferma, vendono dalle cinquecento alle seicento paste al giorno; scelgono con cura maniacale i pasticceri e da ognuno di essi il meglio. I primi clienti arrivano alle cinque del mattino: forze dell’ordine e metronotte.

Questo piccolo bar ha una selezione di vini da fare invidia a molti ristoranti. Anche in Romagna, come in ogni parte d’Italia, l’aperitivo è diventato un momento clou., per poter pranzare o cenare velocemente.

Montagne di cibi vengono offerti sui banconi, una gara a chi riesce, con tecniche degne dei migliori equilibristi a esporre più cose possibili, come se la quantità fosse sinonimo di qualità. Qui dalla Jole è il contrario, pochi piatti, ma vi assicuro la materia prima eccelsa, ogni cosa ti viene servita e raccontata, fino ad arrivare al nome del contadino che gli rifornisce le carote: mi fa notare che il cetriolo viene sfilato al momento per non fargli perdere il suo gusto. Per gli aperitivi ha scelto la soluzione del vino al bicchiere, che vale anche per alcuni Champagne in carta.

Aperitivo al Bar dalla Jole

L’aperitivo classico è composto da: verdure fresche di stagione provenienti dalle colture riminesi; capesanta su letto di alici marinate; insalata di teste di calamari e anelli di calamari e capperi (in questo caso erano capperi di Panarea, portati da un viaggio fatto dall’amico Valerio); Spada marinato con del prezzemolo. Il fiore all’occhiello dell’estate 2004 dalla Jole, è stato “Il tegamino”: gamberi scottati con sale grosso e limone, che il cliente immerge in una ciotola di olio extravergine di oliva dei Colli di Rimini e sale grosso

 La cena al Bar dalla Jole

Anche in questo caso i piatti sono pochi ma la materia prima di altissima qualità. Per la cena è possibile scegliere tra una degustazione di spiedini di gamberi: calamaro imbottito di pane condito; Spada, gamberi e pancetta affumicata, cucinati da un curioso personaggio detto Gibo (da Gilberto): per scovarlo bisogna andare nel retro del locale, dove ha il suo laboratorio e con cura prepara i famosi spiedini. Gibo è un vecchio cuoco, lavora nel campo della ristorazione da oltre trenta anni, è dalla Jole da due.

Un altro piatto degno di nota è la saraghina o bagigetto. Tenerissimo, ottimo Stefano, non ci ha voluto dire – segreto – il nome del pescatore da cui se ne rifornisce, ci dice solo che è Chioggiano. Riesco a farmi raccontare la preparazione: al pesce appena pescato viene tagliata la testa e pulito in acqua di mare, messo in cella frigo sotto sale grosso. Arrivato in terra ferma, viene lasciato riposare in frigo, successivamente scottato alla griglia e impanato con crosta di pane. Infine abbinato con foglie di radicchio nostrano di primo taglio, più tenero e delicato, e cipolla di Tropea.

Il massimo dell’abbinamento l’abbiamo combinando: piadina romagnola, radicchio di primo taglio, bagigetto, olio d’oliva extravergine di oliva dei Colli di Rimini

Titoli di coda: Bar dalla Jole, Rimini, al banco: Cenni Jole; factotum: Fiorani Stefano; grigliatore: Muccini Gilberto; banco e sala: Fiorani Paola; in sala: Farina Daniela. Lo staff sembrerebbe finito qui, ma Valerio sempre attento e rispettoso verso chi lavora, fa notare a Stefano che si è dimenticato di citare il cognato. E Stefano con aria distaccata: “Mio cognato è dell’Inter… lascia stare”!

Non mi resta che lasciarvi con la famosa frase: “Provare per credere”. Saluti da Rimini Filippo


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